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IL PARCO DI NERONE
L'imperatore romano andava in villeggiatura a Subiaco a godersi l'aria Testo e foto di STEFANIA CIGARINI
Punto di partenza per una visita al parco dei Simbruini è Subiaco, sorta agli onori degli annali nel 60 d.C. con la costruzione della sontuosa residenza estiva di Nerone che veniva qui a godersi la frescura e il pesce d'acqua dolce. Insieme alla villa, i cui resti sono oggi visibili poco fuori dall'abitato, Nerone pretese tre laghetti artificiali ottenuti sbarrando il corso del fiume; da qui il toponimo latino sub-laqueum, Subiaco. L'Aniene delimita il confine meridionale del parco ed è percorribile per ventidue chilometri da Comunaque, vicino a Jenne, fino ad Agosta. I tratti più suggestivi dal punto di vista naturalistico e sportivo sono due. Il primo, da Comunaque a Pratorotondo, sulla parte alta del fiume, è di dodici chilometri, con una difficoltà media di secondo grado è un trasbordo da compiere a tre quarti del percorso, in località Mulino. Il secondo è di dieci chilometri e va da Subiaco, con imbarco presso il campo da slalom del Canoanium, fino al ponte di Agosta; ha una difficoltà minima (primo e secondo grado) con l'eccezione di un passaggio di terzo grado proprio all'inizio. Vicino a Subiaco il fiume forma due spettacolari salti d'acqua, le cascate del lago di San Benedetto, di sei e dieci metri, e il salto Cillittinu di otto metri. I percorsi descritti consentono un'immersione totale nelle bellezze naturali della vallata dell'Aniene, qui incontaminato, e un eccezionale colpo d'occhio sui monti che la circondano. E' la considerevole differenza altimetrica del territorio, dai 500 metri ai 2.014 di monte Cotento e i 2.156 di monte Viglio, a determinare la varietà della vegetazione. Come fauna, non è difficile scorgere ghiri, ricci, scoiattoli, topi selvatici, ghiandaie, cornacchie, picchi. Più fortuna occorre per vedere animali predatori, pur segnalati in buon numero, come lupi, volpi, cinghiali e piccoli carnivori, quali faine, donnole e tassi. Sono sporadici gli avvistamenti dell'orso bruno marsicano, dell'aquila reale e del falco pellegrino. Sono le montagne a offrire il miglior spettacolo del parco e profondamente l'aspetto. Si tratta di rilievi montuosi calcarei, imponenti e contrassegnati dai tipici fenomeni del carsismo: doline, inghiottitoi, fenditure scavate e formate da secolari giochi di acque. La zona dei Monti Simbruini (sud-imbris, sotto la pioggia) è stata, fin dall'antichità, così ricca di tale elemento da fornire ben quattro acquedotti alla capitale. Di questo fenomeno oggi sono apprezzabili le grotte, in particolare quelle vicino a Jenne, e i vasti pianori carsici intorno a monte Autore (1.853 metri). Prima di questa cima, al termine di un itinerario percorribile in gran parte su strada, si incontra monte Livata (1.402 metri), importante stazione di sport invernali. Diversi sono gli itinerari naturalistico-storici all'interno del parco: da Jenne, dopo venti chilometri, si arriva a Vallepietra cuore dei monti Simbruini e da qui, a piedi, al monastero della Santissima Trinità. Risalendo verso le sorgenti dell'Aniene si incontra Filettino, accesso alle piste e ai rifugi di Campo Staffi. Scendendo verso sud si arriva agli altopiani di Arcinazzo e ai ruderi di alcune terme romane e, dopo quindici chilometri, alla stazione sciistica di Campo Catino. Stefania Cigarin
TRATTO INTERMEDIO DELL'ANIENE
ARTICOLO TRATTO DALLA RIVISTA "CANOA & RAFTING" DI MAGGIO/GIUGNO 1995
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